Il fantasma Aloisa

di Anna Fraddosio Commenta

Non tutti i fantasmi sono cattivi, alcuni vorrebbero solo attenzioni, un po’ di doni materiali e un po’ di rispetto per il luogo a cui sono legate. Questa infatti è la storia di una dama fantasma che si stabilita in un castello medievale del 900 a Piacenza, precisamente a Grazzano Visconti.

Grazzano Visconti è un grazioso villaggio rinascimentale situato a pochi chilometri da Piacenza, il villaggio è stato ricostruito minuziosamente in ogni dettaglio medievale, tant’è che per chi lo visita sembra davvero di ritornare indietro nel tempo, questo spiega il perché una dama del 900 vive li.

La storia di Madame Aloisa è ovviamente tragica come tante altre storie di fantasmi, fu infatti data in sposa ad un Capitano di Milizia, che però era davvero poco fedele, scoperto il tradimento Aloisa per il dolore si suicidò, da allora vaga in quel castello, e nel parco antistante.

Il fantasma si comporta come un classico fantasma, spaventa i visitatori con la sua bellezza eterea da fantasma, e quando viene stuzzicata all’interno del castello sa diventare molto manesca e dispettosa, fa volare, infatti, coperte e cuscini, schiaffeggia e pizzica gli ospiti, e li spintona, non tanto gentilmente, fuori dal castello.

Aloisa ha una particolarità sa essere molto amorevole e benevole a chi le porta rispetto, soddisfano la sua vanità femminile, con piccoli omaggi floreali, gioielli come collane ed anelli che finiscono per adornare il simulacro che si trova vicino alla piazza principale, ovviamente solo quelli di suo gradimento, gli altri li lancerebbe fuori dal parco.
Qualcuno addirittura afferma, che per chi porta doni di suo gradimento, Aloisa si trasformerebbe in una “Sacerdotessa di Afrodite” portando buona sorte alle fanciulle innamorate dicendo:

“Io sono Aloisa e porto amore e profumo alle Belle che donano il loro sorriso a Grazzano Visconti”

Di questo fantasma birichino, negli anni Cinquanta la stampa si occupò spesso, sia in Italia che all’estero, e ci furono articoli sui quotidiani La Stampa e Il Corriere della Sera, poi ripresi dai giornali inglesi. Per citarne uno, il Sunday Express in particolare, dopo un servizio sull’argomento, incaricò il suo corrispondente italiano perché svolgesse una ricerca più approfondita.

Questo reporter, coadiuvato da parapsicologi e da esperti del settore (tra i quali un sensitivo piuttosto famoso), sottopose la statua, raffigurante la sfortunata Aloisa, ad una serie di esperimenti, prevalentemente basati sulla radioestesia e riuscì a dimostrare non solo l’esistenza di una misteriosa energia radiante ma mise anche in evidenza come le oscillazioni del pendolino indicassero che doveva trattarsi dell’effige di qualcuno “che aveva davvero molto amato, ma anche molto sofferto”.

Caratteristiche che certo non traspaiono dalla semplice osservazione della statua di Aloisa, le cui fattezze (che si dice siano state fedelmente riprodotte su indicazione del medium che la contattò per via spiritica…), ce la presentano come una dama paffutella e piccoletta, poco espressiva, ma nell’insieme con quel che d’inquietante e malevolo che ce la rende subito poco simpatica.

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